Monday, October 26, 2009

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Review of "The Weekly of Padre Pio"

Undoubtedly, the recent restoration of the traditional rite of Mass, approved and encouraged by Benedict XVI in 2007, is helping the world and throughout the Church a silent and widespread spiritual revival, una ripresa della devozione e della pietà eucaristica soprattutto nelle giovani generazioni sia di laici cattolici, che di seminaristi e sacerdoti.
Ma il legame tra culto e cultura è a tutti noto e non esiste infatti, contro l’idea tutta moderna circa la presunta ragionevolezza dell’ateismo, un popolo o una nazione, in Occidente come in Oriente, che non abbia nella sua storia e nella sua arte, nella sua cultura e nei suoi costumi, un’impronta religiosa, sacrale, impregnata di trascendenza.
Il rito tradizionale della Santa Messa, oltre ad una nuova efficacissima barriera al processo contemporaneo di secolarizzazione, costituisce di per sé un valido tramite tra l’uomo di oggi e la nostra lunga storia di italiani, un popolo la cui identità è davvero incomprensibile senza far riferimento a quell’avvenimento cristiano, qui da noi giunto grazie a quegli stessi uomini che personalmente conobbero il Redentore, come i santi martiri Pietro e Paolo.
Il libro in questione (E. Cuneo, D. Di Sorco, R. Mameli, Introibo ad altare Dei , edizioni Fede & Cultura, 2008, euro 25) riassume perfettamente quanto sopra detto. Gli autori hanno tra i 24 e i 32 anni e sono tutti e tre musicisti, specializzati nel canto lirico e gregoriano, nella liturgia o nell’uso di strumenti da concerto. La loro pregevole opera, che si avvale di una prefazione del card. Castillòn Hoyos e di una postfazione di padre Konrad zu Löwenstein, si presenta come un manuale per l’apprendimento del servizio liturgico dell’Altare, ed è dedicato dunque in special modo ai chierichetti e ai ministranti; il suo contenuto però è ben più ampio.
Infatti parlando della sacra Liturgia (cap. 1), dei Libri liturgici (cap.2), dei ministri del culto (cap. 3) o del canto e della musica sacra (cap.6), si viene immersi nella nostra più vera e profonda dimensione culturale e storica: ogni uomo di cultura e ogni fedele cattolico dovrebbero accostarsi a queste dense pagine, scritte con grande semplicità e slancio giovanile, per trarne quei punti di riferimento culturali, estetici e spirituali che permettono da un lato di uscire dalla banale volgarità del quotidiano, and secondly to understand, and above the merely folkloric or literary value and meaning of many traditions, (processions, pilgrimages, festivities and secular purposes) that are still preserved, despite everything, in our old Europe. Our varied and impressive musical heritage, arts and architecture (think of the many churches and cathedrals) of which we are rightly proud to be Italian, if you explain in general with great piety of our people, must also own a lot to the liturgical form codified by Pope St. Pius V in the sixteenth century, which actually dates from the early beginnings of the Christian era.
Everyone recognizes that modern man suffers from a process of rootlessness, cultural alienation, especially in the metropolis, and a terrifying identity crisis. We strongly believe that the best way to deal with these diseases typical of the era of globalization, it is, rather than in psychological techniques or methods "spiritual" borrowed from other civilizations, in the escape the pace and suffocating mentality of the secular city, knocking down the false idols of consumerism, career and self-destructive cult.
in this direction the highest worship of God, that is sober and ascetic, sacred liturgy and hierarchy of the Roman millennium, as accurately described by our young authors, is the best antidote to the loss of existential meaning and the loss, and also, above all the time and place from which to start to recreate in us and around us, the values \u200b\u200band customs of the eternal and indestructible Christian civilization.

Fabrizio Cannon

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